Incassata in un poderoso complesso roccioso, la Valganna ha pochi centri abitati (in pratica solo il comune che dà il nome alla valle). Era però percorsa fin dal medioevo da un’importante strada che, passando per Ponte Tresa, metteva in comunicazione Bellinzona con la pianura lombarda. Ne è testimonianza l’abbazia di S. Gemolo, appena fuori Ganna, all’inizio della strada per Bèdero, sulle sponde del piccolo lago di Ganna (uno dei due laghetti che, insieme a quello più grande di Ghirla, ingentiliscono la vallata). Nata, secondo la tradizione, sul luogo del martirio del pellegrino Gemolo e del compagno Imerio, svolse fin dall’XI secolo funzioni di monastero-ospizio e di centro amministrativo e culturale della valle (in gran parte di proprietà degli stessi monaci) e delle valli vicine, raggiungendo il suo massimo fulgore nel Trecento. Gran parte del complesso – la chiesa romanica a tre navate (le cappelle e l’abside hanno subito trasformazioni nei secoli successivi), il chiostro archiacuto (conservato su un unico lato), il campanile (del XII secolo come la chiesa) e il graziosissimo chiostrino pentagonale (con tre lati del XIV secolo e due del XVII, di forme differenti) – è giunta sino a noi, ed è stata recuperata da un restauro iniziato nel 1985.

Dal punto di vista naturalistico l’aspetto più interessante è invece l’antro delle Gallerie (o grotte della Valganna), nel monte Cuseglio.
L’origine e la destinazione di questa intricata serie di cunicoli (rifugi preistorici, difese liguri in funzione antiromana o cava di materiale edile utilizzate dai frati per l’abbazia di S. Gemolo) sono tuttora controversi.
All’uscita della valle, là dov’essa ormai si apre verso la piana, sorge un eccellente esempio di archeologia industriale, la fabbrica di birra Splùgen-Poretti, iniziata nel 1877 (architetti Alfred e Richard Bihl) e completata con l’edificazione della villa padronale progettata da Ulisse Stacchini.